Colazione con vista a Parigi. Al Cheval Blanc il risveglio d’autore firmato Maxime Frédéric

Parigi al mattino si sveglia con lentezza. La luce sale gradualmente, si riflette sulla Senna e invita a fermarsi qualche istante in più. Nasce una forma di felicità discreta quando la luce incontra il silenzio.
Al settimo piano del Cheval Blanc Paris, nel ristorante Le Tout-Paris, il risveglio comincia così: con una sala che si apre sui tetti di Parigi, sospesa tra cielo e fiume. Basta sollevare lo sguardo oltre le vetrate per capire di aver scelto il luogo giusto dove iniziare la giornata.
Il menù si offre come una promessa. Le parole scorrono tra boulangerie e viennoiserie, non si fa in tempo a proseguire nella lettura che, croissant e pain au chocolat vengono posati sul tavolo.
La sfogliatura si sgretola con leggerezza al primo morso rivelando la precisione del lavoro su zuccheri e burro: un equilibrio di alleggerimenti e consistenze. Il pain au chocolat è attraversato da stratificazioni precise quasi architettoniche, con il cioccolato incastonato in una base leggermente più strutturata : un contrasto tra croccantezza e morbidezza interna che culmina nella densità del cioccolato. Si avverte uno stupore inatteso.
Maxime Frédéric interviene sui grandi classici con un gesto misurato: li alleggerisce, ne calibra le stratificazioni e ne affina le consistenze, dove l’essenzialità diventa sorprendente per precisione e armonia.
È sufficiente lasciare scivolare lo sguardo poco più in là per scoprire le baguette parisienne, dolci e salate, dalla crosta sottile e fragrante. È un ritorno all’artigianalità che si traduce in esperienza: il forno diventa parte integrante del racconto gastronomico della colazione, un segno distintivo che parla di identità e territorio.
In sala, continuano a scorrere dolci del giorno e viennoiserie, esposte con cura quasi museale ; invitano a soffermarsi, catturano lo sguardo ancor prima del palato. La loro laminazione è così precisa da sembrare tracciata a mano. La trama trova una naturale evoluzione nella parte salata del menù con la scelta dell’Omelette Blanche Soufflé; una dimensione di eleganza costruita sull’aria, dove la superficie superiore evoca una terrazza vegetale. Un edificio gastronomico che vive nella precisione fondata sulla leggerezza. Non cerca l’effetto sorpresa, ma la precisione. Più che stupire, convince. Si coglie uno scarto emotivo, la sensazione è meno incisiva rispetto alla profondità della parte dolce. Ed è lì che l’esperienza trova la sua nota più alta, in quella dolcezza calibrata che continua a risuonare anche mentre il percorso prosegue. La sala accompagna il risveglio con la stessa misura, una cura simile a quella di chi si vorrebbe accanto nelle prime ore del giorno.
In un’epoca che privilegia l’effetto alla sostanza, la pasticceria sceglie la sottrazione come linguaggio. Si percepisce la qualità dei prodotti, nati da ingredienti scelti con consapevolezza. Ogni creazione è immaginata a partire dalla materia prima rispettando gli ingredienti usati. La ricerca non è rivolta all’effetto, ma all’emozione.
La colazione si conclude con una quieta felicità, un sorriso sullo stomaco. Dalla terrazza Parigi lentamente si mette in movimento. I tetti riflettono la luce ormai piena del giorno, sullo sfondo, la Torre Eiffel sembra appena sveglia, immobile nel suo equilibrio.



















