Matteo Lorenzini. La mia cucina al Sesto on Arno

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Per le vetrate del Sesto on Arno di Firenze solo fugaci occhiate da parte degli ospiti in sala. Gli occhi sono tutti per i piatti di chef Matteo Lorenzini


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Le vetrate al rooftop del Westin Excelsior a Firenze, fiere cornici di uno dei più suggestivi panorami del mondo, devono accontentarsi di alcune fugaci occhiate da parte degli ospiti in sala. Gli occhi sono tutti per i piatti di Matteo Lorenzini, da poco più di un mese chef del Sesto on Arno. Tutti i cambiamenti e i tragitti inaspettati che si ramificano nella carriera di un cuoco, inevitabilmente si trasformano in suggestioni per le sue creazioni. “E’ una cucina che spazia” ci racconta chef Lorenzini spalancando le braccia “partendo dall’Italia, fino al Giappone e a tutta l’Asia” mantenendo pur sempre un congruo tasso di devozione per la patria del rotacismo. “Ho tralasciato le salse e gli elementi più grassi della cuisine d’oltralpe in favore di componenti e note più acide, come lo yuzu, che in questo momento mi affascinano molto”. Vanno splendidamente in questa direzione il foie gras agli elementi citrici e il merluzzo, marinato nel sake e nel mirin, cotto in salamandra.
Dei dessert in carta, le novità sono ideate da Matteo “ho scoperto un nuovo interesse, sviluppando i concetti delle proposte dolci. Mi sono divertito, con la Mousse di arachidi e cioccolato, a proporre una sorta di Snickers di alta cucina. Mentre la ricodifica in chiave ludica del Mont Blanc in Come un Mont Blanc sta ottenendo ottimi consensi”.
Entusiasmo e bramosìa di costante miglioramento traspaiono dai suoi racconti, insieme all’oggettiva consapevolezza del suo talento, che è tutt’altra cosa dallo spropositato ego.



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