Genova gourmand. Guida alla Superba dal mattino a tarda notte

Genova evoca da sempre un’idea che intreccia l’asprezza verticale dei suoi palazzi barocchi e l'odore salmastro del porto, un’eleganza superba e strutturalmente ritrosa. Dietro le facciate dipinte dei suoi 24 complessi museali — che spaziano dai capolavori dei Musei di Strada Nuova (tra le sale di Palazzo Rosso, Palazzo Bianco e Palazzo Tursi) all'archeologia del Museo di Sant’Agostino, fino alle collezioni della Gam-Galleria d’Arte Moderna e del Museo d’Arte Contemporanea di Villa Croce — la città nasconde un’anima gastronomica densa e fieramente territoriale. È una città che si offre anche come perfetto baricentro per esplorare le riviere, da una parte la vicina Portofino, con il suo porticciolo raggiungibile in battello, le Cinque Terre e Porto Venere; dall'altra, sul lato di ponente, la Riviera dei Fiori.
Il patrimonio di sapori locale racchiude elementi primordiali che il tempo non ha mai scalfito. Il pesto, realizzato rigorosamente con il profumatissimo basilico genovese DOP, destinato a sposarsi secondo tradizione con le trofie o le linguine. I fornai sfornano incessantemente deliziose focacce, sia semplici che al formaggio, affiancate dai frisceu, le tipiche frittelle salate), dalla farinata alla panissa, entrambe espressioni della farina di ceci ideali per una sosta rinfrancante.
Monumento dell'accoglienza genovese è l'Hotel Bristol Palace, inaugurato nel 1905 e da allora fulcro della nobiltà non solo locale, tanto da guadagnarsi l'ingresso nei Locali Storici d'Italia. Il palazzo Liberty ha attraversato la grande storia, ora splendidamente restaurato nelle sue linee Art Déco, custodisce argenterie d'epoca, antiche porcellane cinesi, vasi di Albissola e pezzi di Capodimonte.
Il suo elemento di maggior attrazione rimane lo scalone ellittico in marmo bianco, una balaustra in ferro battuto che si avvita a spirale fino al sesto piano offrendo una prospettiva vertiginosa e che vale la pena vedere in tutto il suo magnetismo anche solo con un affaccio furtivo all’ingresso.
Fu proprio questa spirale ad affascinare Alfred Hitchcock durante i suoi soggiorni in hotel, nel 1925 per The pleasure garden e nel 1954 per Caccia al ladro ispirandogli il celebre leitmotiv visivo del campanile in Vertigo (La donna che visse due volte). Nelle sue stanze hanno soggiornato leggende del calibro di Edmondo de Amicis, Gabriele D’Annunzio, Luigi Pirandello, Vittorio De Sica, Alberto Sordi, Rita Levi Montalcini e stelle della danza come Rudolf Nureyev e Carla Fracci. Un'accoglienza aristocratica che oggi sposa la sostenibilità contemporanea, con una lavanderia a ridotto impatto, mentre le amenities introducono sacchi in fibra di grano, ciabattine monouso in cotone e juta con fascette riciclate e penne in bambù.
Al secondo piano, il Ristorante Giotto, con i suoi novanta metri quadri di terrazza offre un angolo di convivialità raffinata. Sotto la guida dello chef Marco Pernati, la cucina esalta il territorio con piglio contemporaneo. E l'ingresso della struttura nel circuito di certificazione Genova Liguria Gourmet formalizza un progetto gastronomico ben definito.
Lo spazio è fruibile anche a chi non pernotta in hotel per un pranzo informale o una cena per chi ricerca una Liguria autentica e leggibile nel piatto.
Una colazione tra chicchi specialty, storiche confetterie e la sacralità della focaccia mattutina, oscillando tra la sapidità dell'olio e la complessità aromatica delle estrazioni
A tre minuti a piedi dalla stazione, il panificio Mario è il place to be per chi cerca l'autentica focaccia genovese. Dalla costante, ma scorrevole, fila all’ingresso si intravedono le teglie che escono calde a ritmo continuo. La "striscia" viene avvolta in carta paglia che si imbeve immediatamente di saporito olio d'oliva, pronta per il rito autoctono, e apparentemente sacrilego, dell’inzuppo nel cappuccino.
Tazzepazze, invece, è la caffetteria che rappresenta l'avamposto cittadina nel mondo degli specialty coffee. Il banco è gestito con approccio analitico, un netto contrasto tra i vicoli bui e d’ardesia e la luminosità del locale, dove si ordinano estrazioni in V60 di monorigini etiopi o centroamericane, capaci di sollazzare il palato con note agrumate e floreali lontanissime dal classico espresso bruciato da bar.
Il contrappeso storico si compie varcando la soglia di Romanengo, confetteria classica datata 1780. Tra arredi specchiati e boiserie, l'atmosfera profuma di acqua di fior d'arancio. Qui si ordina la quintessenza della tradizione zuccherina, i celebri frutti canditi interi, (dai mandarini ai fichi, i piccoli bottoni di fondente e le leggendarie gocce di rosolio, racchiuse nelle loro iconiche scatole di cartoncino blu turchino assemblate a mano.
Dall'autenticità dei tavoli condivisi al pesto da manuale, la declinazione del pranzo si muove tra la memoria popolare più genuina e la codifica filologica della grande tradizione ligure
L’esperienza più democratica e priva di sovrastrutture si consuma alla Trattoria da Maria, un’istituzione aperta storicamente a pranzo e a cena solo nelle sere di giovedì e venerdì. I tavoli si condividono obbligatoriamente con operai, studenti e colletti bianchi, il menu del giorno è scritto a mano su un foglio volante e i piatti sono di una classicità disarmante, come il densissimo minestrone alla genovese arricchito con un cucchiaio di pesto a crudo, o lo stoccafisso accomodato con patate, pinoli e olive, servito insieme a brocche di vino della casa della massima schiettezza.
Per chi desidera invece un pranzo immerso nella grande bellezza barocca, la sosta d'obbligo è al Cambi Café, a Palazzo Nicolosio Lomellino al civico 1R di Via Garibaldi. Qui la cucina locale si gusta tra arredi curati e il fascino d'epoca dell'edificio cinquecentesco, con possibilità di pranzare anche nel delizioso cortile interno. Il menu interpreta la tradizione ligure con misura ed eleganza, dagli immancabili gnocchi di patate avvolti da un pesto ricco e profumato ai tordelli fatti in casa, fino alle torte salate e al pesce del Golfo. È la sosta ideale per un break di classe a metà giornata, sospeso tra l'imponenza dei Musei di Strada Nuova e una raffinata accoglienza da salotto d'altri tempi.
Chi cerca invece la celebrazione scientifica del re della tavola si dirige da Il Genovese, l'insegna di Roberto Panizza diventata famosa nel mondo per la tutela del pesto al mortaio. Dalla cucina arriva il suono ritmico del pestello di legno sul marmo. Il piatto di riferimento sono i mandilli de sea (fazzoletti di pasta stesi sottilissimi come seta) letteralmente avvolti da un pesto verde brillante, setoso, dove l'aglio di Vessalico e il parmigiano dialogano in perfetto equilibrio senza mai aggredire il basilico.
Il primo pomeriggio invita a una passeggiata colta tra acquisti d'autore e soste rigeneranti
Via Garibaldi 12 è lo spazio concettuale dedicato al design contemporaneo dal grande impatto visivo, al primo piano del cinquecentesco Palazzo Lomellino, negli spazi affrescati si collezionano pezzi di storiche maison del Made in Italy e internazionali (come Giobagnara, Venini, Kartell e Vitra) affiancati a libri da collezione Taschen, cancelleria di lusso e curiosità d'arredo pop e ricercate.
Merita sicuramente una visita Pescetto, storica bottega fondata nel 1899 in via di Scurreria, un must dell'eleganza sobria e rigorosa tanto cara ai genovesi. I suoi interni custodiscono un fascino d'altri tempi, tra preziosi arredi d'epoca in teak e pergamena firmati negli anni '30 dall'artista Oscar Saccorotti. Salendo all'ultimo piano si accede allo spazio DGP Elite Vintage, una vera stanza delle meraviglie che raccoglie capi d'archivio custoditi nei magazzini per decenni. Tra tesori sartoriali, cappelli e accessori unici, spicca una leggendaria collezione di costumi da bagno d'epoca e pezzi rari a cui attingono per ispirazione persino i grandi stilisti internazionali.
Prima che le ombre si allunghino sui caruggi, una sosta è d'obbligo alla storica Cremeria Buonafede, per ordinare la Panera. Non un semplice gelato, ma il tipico semifreddo genovese di panna al caffè. Un blocco di pura cremosità d'altri tempi, servito rigorosamente con la spatola, in cui la dolcezza della panna fresca smorza l'amaro del caffè tostato in un perfetto cortocircuito di temperature.
Cucina di sintesi e arte contemporanea. Le formule della cena nella Superba scelgono spazi intimi, intellettuali e focalizzati sulla sottrazione gastronomica, dove la tecnica serve a spogliare l'ingrediente
L’avanguardia più à la page trova casa da Etra, progetto focalizzato esclusivamente sul servizio serale. Il ristorante si sviluppa all'interno di una galleria d’arte dall’illuminazione teatrale, con faretti direzionali che illuminano i tavoli e le opere d'arte contemporanea alle pareti. La linea culinaria dello chef Davide Cannavino è audace e marina, con piatti come le triglie frollate con garum autoprodotti o reinterpretazioni geometriche del quinto quarto, capaci di dialogare con le tele esposte senza cedere a facili retoriche commerciali.
Poco distante, l'esplorazione della cucina d'autore prosegue da Cucina di Sintesi, aperto a cena, mentre il pranzo è limitato ai soli giorni di venerdì e sabato. La filosofia del locale è racchiusa nel nome stesso, un ambiente minimale e quasi monastico. I piatti sono composizioni grafiche ad altissima concentrazione di gusto, come lo spaghetto freddo all'estrazione di erbe liguri e scampi crudi o il piccione lavorato sulla totale purezza delle sue carni. Una cucina nitida, concettuale e asciutta, che riduce la materia prima all'essenziale per estrarne il massimo sapore possibile.
La giornata si conclude affrontando la scena della miscelazione attraverso un circuito di locali che oscilla tra il fasto patrizio e il fascino discreto dei secret bar
Cocktail bar ospitato all'interno dei magnifici saloni affrescati di Palazzo Imperiale. Les Rouges esprime uno spiazzante contrasto tra la maestosità dei soffitti seicenteschi e la modernità del bancone bar. La drink list si sviluppa attorno a twist intelligenti sui grandi classici, come i loro celebri Negroni storici rivisitati con infusioni di erbe locali, da sorseggiare sotto lo sguardo di divinità mitologiche dipinte.
Per chi preferisce i codici intimi degli speakeasy americani, Malkovich è il secret bar dall'accesso nascosto dietro il retrobottega di un locale insospettabile e propone un'atmosfera soffusa da proibizionismo, musica jazz in sottofondo e miscele selezionatissime. Qui i cocktail vengono serviti in bicchieri d'epoca stravaganti, con accostamenti insoliti che utilizzano riduzioni di vino ligure e bitter artigianali.
A completare la mappa della notte genovese Locksmith, secret bar dall'atmosfera altrettanto avvolgente, quasi da club privato d'altri tempi, con un servizio sartoriale, in cui i bartender non si limitano a proporre una carta, ma dialogano con l'ospite per costruire un drink su misura basato su distillati rari e precise gocce di essenze botaniche. Luogo dove la mixology viene trattata come una scienza esatta.














































