Ristorante Coro a Orvieto: la cucina di Ronald Bukri in una ex chiesa del Quattrocento

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Testo di Bianca Tecchiati / Foto di Lorenzo Noccioli, 17 gennaio 2026, Magazine
Ristorante Coro a Orvieto: la cucina di Ronald Bukri in una ex chiesa del Quattrocento
Nell’ex chiesa quattrocentesca che sfida la bellezza del Duomo di Orvieto, il ristorante Coro ospita il quiet luxury gastronomico di Ronald Bukri

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Tempo di lettura:3 minuti

Difficile per una chiesa reggere il confronto estetico quando, a pochi passi, si erge uno dei massimi capolavori dell’architettura sacra mondiale. In una simile prossimità, qualunque edificio rischierebbe di scomparire. Eppure l’ex chiesa quattrocentesca di San Giuseppe, oggi ristorante Coro, riesce nell’impresa tutt’altro che scontata di non soccombere al paragone. Pur accanto alla presenza monumentale del Duomo di Orvieto, autentico gigante di pietra e sacralità, l’ex chiesa, mantiene una propria identità estetica, fatta di una grazia essenziale e minimalista.

Coro è un nome che contiene già tutto. Nasce dall’incastro delle sillabe finali e iniziali di FrancesCO Perali, direttore di sala e ROnald Bukri, lo chef, ma soprattutto rimanda alla parte riservata ai cantori. L’insieme di voci che si incontrano in armonia, metafora dell’idea fondante del progetto, dove cucina, sala e spazio dialogano in modo misurato sprigionando una bella dose di convivialità.

Con una laurea in economia e diverse esperienze blasonate, è Francesco Perali che maneggia l’ospitalità, con una attenzione che riesce a essere suadente e, per quanto sia un ossimoro oggettivo, rilassata, cifra di un perfetto quiet luxury, un lusso sussurrato, disinvolto e mai ostentato. In tutta questa bellezza, Bukri innesta una cucina che riesce a essere comfort e decifrabile nell’immediato, evitando smargiassate da eccesso di tecniche o da accostamenti sovrumani. Come nel gambero rosso di Porto Santo Spirito, con capperi di Pantelleria e scalogno in una emulsione di miele, olio, limone verde a simulare la maionese. O nei bottoni ripieni di rigaglie di pollo, con crema di bergamotto, piselli saltati al burro e affumicati, estratto di erbe amare.

Per scelta non utilizza fondi di cottura e al loro posto ci sono le salse, come quella di carota lattofermentata che, insieme a erbe amare e pecorino si avvinghia a un capocollo marinato e cotto alla brace.
Un approccio che lo chef ci racconta qui nella videointervista

Coro è adiacente a Palazzo Petrvs, boutique hotel di nove suite nato dalla visione dell’imprenditore Raffaele Tysserand, dove lo spazio diventa parte attiva dell’esperienza gastronomica e interpreta un’idea di ospitalità integrata e consapevole. La selezione tra i sedici ristoranti scelti dal Prix Versailles 2025, prestigioso riconoscimento patrocinato da UNESCO e Nazioni Unite, di cui Coro è l’unica realtà italiana, conferma la forza del progetto e il valore di un luogo capace di rigenerarsi e diventare elemento centrale di un racconto gastronomico, fondato su armonia e raffinato gusto estetico.

Classe 1987 Bukri è originario di Durazzo ed empolese d’azione, ha una formazione che parte dalla classicità acquisita da Arnolfo a Colle Val d’Elsa, tuttora espressa con una perizia molto convincente. Il suo soufflé al cioccolato è impeccabile, con una oliva cellina candita e passata alla brace, per corroborare l’amaro del cacao. Il curriculum prosegue poi con lo Sketch di Londra, il Guillaume at Bennelong di Sydney, a cui si aggiungono l’esperienza da Paolo Lopriore. Dove probabilmente ha appreso la gestione sicura dell’amaro, quello del suo carciofo cotto in oliocottura e poi alla brace, con hummus di semi di girasole, uvetta all’anice a un estratto amarissimo di foglie di carciofo. Igles Corelli ad Atman e Terry Giacomello all’Inkiostro di Parma. Tra il 2017 e il 2018 guida la cucina di Osticcio a Montalcino, dove ritrova Perali in sala, un sodalizio che nel 2024 si traduce nell’apertura di Coro.

La sala, con circa trenta coperti, include anche una saletta sopraelevata, raggiungibile da una scala che richiama la forma di un antico pulpito, convive con un grande tavolo conviviale al centro.
La carta dei vini, curata dalla sommelier Valentina De Angelis, è orientata ai vignaioli orvietani e alle produzioni identitarie, espressione di una competenza maturata nel tempo e di un forte legame con il territorio.


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Ristorante CORO
Via dei Gualtieri, 1, Orvieto - TR
Tel: 0763967231
Sito Web
Prenotazioni
Ultimo aggiornamento: 18 gennaio 2026 18:56

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