Tuscia segreta. Guida alla terra del peperino dal primo caffè ai cocktail per tirar tardi

È una bellezza severa quella della Tuscia viterbese, fatta di selve e canyon scavati nel tufo con la pietra scura del peperino che scolpisce i borghi. Dagli scorci duecenteschi del quartiere San Pellegrino a Viterbo fino a Civita di Bagnoregio “La Città che muore”e al fasto tardo-rinascimentale del Palazzo Farnese a Caprarola, questo lembo di terra etrusca custodisce un’anima culinaria schietta e selvatica. È un paesaggio culinario che profuma di bosco e di lago, ideale spartiacque tra la Maremma laziale, la valle del Tevere e le piane coperte dai noccioleti dei Monti Cimini.
Il patrimonio di sapori locale racchiude pilastri gastronomici che derivano direttamente dalla terra e dai suoi pascoli. La Nocciola Gentile Romana DOP domina l'orografia dolce delle colline, incontrando legumi rari come il fagiolo del Purgatorio di Gradoli o le lenticchie di Onano. Nei piatti si rincorrono il sapore amaro dell'asparago selvatico e del carciofo di Tarquinia, la sapidità dei pecorini stagionati nelle grotte tufacee e la leggendaria Susianella, il salume etrusco che eleva le frattaglie del maiale a monumento del recupero gastronomico.
Il risveglio in agriturismo, dai grandi lievitati allo specialty espresso
L'esperienza inizia al Parco delle Querce, dove Cristiano Germani e Simona Foderini hanno convertito il podere di famiglia in un'oasi di accoglienza rurale a pochi minuti da Viterbo. Le camere immerse nel verde offrono un'ospitalità familiare e curata in ogni dettaglio. Il momento più magico è al mattino, quando Simona firma una colazione eccelsa e memorabile, una tavola imbandita di lievitati appena sfornati, crostate friabili, ciambelle tradizionali e cornetti, accompagnati dalle confetture ricavate dal lamponeto dell'azienda e da un'irresistibile crema spalmabile alle nocciole della Tuscia fatta in casa.
Per chi desidera invece una sosta dolce lungo le rive del Lago di Bolsena, la Pasticceria Marité si è imposta tra le insegne più interessanti della regione. Nata dal talento e dalla visione di una giovane coppia, propone maritozzi d'autore farciti al momento con panna fresca e una viennoiserie sfogliata con estrema precisione.
Alle porte di Orte, vicinissimo allo snodo autostradale della A1, la sosta d'obbligo porta il profumo denso e avvolgente di Caffè Pe-Fè. Dal 1973 è la torrefazione storica della zona, dedicata alla cultura del chicco, nata come piccolo laboratorio artigianale nel centro storico. Qui la tostatura lenta valorizza miscele di gran corpo, monorigini ricercate e specialty coffee, affiancati da chicche golose come la crema spalmabile a base di miele, nocciole della Tuscia e caffè. Il bar-punto vendita di Pe-Fè rappresenta la tappa perfetta per i cultori di chicchi, tostature ed estrazioni di ricerca.
La tavola di mezzogiorno, miraggi d'acqua dolce sul bagnasciuga e la veracità della campagna
Per il pranzo, la rotta porta sulla sponda del lago da Pepenero a Capodimonte. Dopo una carriera nella finanza internazionale tra i grattacieli di Tokyo, Daniele Ciuchini è tornato a casa rilevando questo ristorante affacciato direttamente sulle acque di Bolsena, Da qui lo sguardo volge verso la silhouette verde dell'Isola Bisentina e il profilo suggestivo delle sue antiche chiese d'epoca farnesiana che spuntano tra la vegetazione. In cucina, lo chef Salvo Cravero firma un percorso raffinato che intreccia il pescato d'acqua dolce con le materie dell'entroterra, dal ramen di lago, maccaroni canepinesi, sugo di sbroscia, caviale di trota, mentuccia, all'orzo di Acquapendente, polvere di alloro, funghi, mantecato alla pasta di nocciole, castagne candite, burro di bufala affumicato, fino al filetto di ombrina allo yakitori, salsa di erbe verdi, genziana di Amatrice e alla pecora alla brace, gremolada e purea di sedano rapa. Un percorso rigoroso e delicato allo stesso tempo, orchestrato in sala con la disinvolta competenza e il garbo del giovanissimo maître Bruno Manfredini.
Chi preferisce ritornare tra i pascoli e le radici della campagna ritrova la tavola di Parco delle Querce. Qui l'azienda agricola funge da vera e propria dispensa, Cristiano Germani eleva la materia prima locale ai fuochi con piatti molto identitari, come le fettuccine fatte in casa al ragù di cortile, i fagottini ripieni di ricotta di pecora e erbe dei campi, il maialetto al forno aromatizzato al mirto e finocchietto, la trippa e il celebre, verace bujone d'agnello, il tutto scortato dai pani d'autore e dalle pizze romane da grani antichi sfornate da Simona.
Pomeriggio con lo shopping gourmand fra norcineria e frantoi rivoluzionari
Nel pomeriggio, prima che le ombre si allunghino sulla provincia, la sosta d'obbligo per gli acquisti gastronomici è all'Azienda Agricola Stefanoni, una storia familiare d'allevamento che affonda le radici nell'Ottocento. Qui i suini crescono a ciclo chiuso, nutriti con cereali coltivati nei campi di proprietà. Fare la spesa al loro banco, perennemente preso d'assalto da avventori di tutta la Tuscia, significa fare scorta di autentiche prelibatezze, dalla celebre Susianella (l'insaccato del recupero rinascimentale realizzato con la corata del suino), ai salami tagliati a punta di coltello, fino alla porchetta profumata al finocchietto e alla straordinaria mortadella artigianale impreziosita dalle nocciole gentili della Tuscia.
Mentre la deviazione ideale per degustare e fare scorta di olio di altissimo livello è l'Azienda Agricola I&P (Ione Zobbi) Oli Monocultivar da Degustazione - Frantoio e Oleificio Caninese. Partecipare a una delle loro degustazioni guidate significa vivere una vera e propria didattica del palato, in cui l'olio d'oliva acquisisce la stessa complessità dei più grandi vini. Nella campagna di Canino, l'azienda agricola voluta da Paolo Borzatta firma una rivoluzione sensoriale applicata all'oro verde della Tuscia, abbandonando la logica del semplice condimento per abbracciare quella del Grand Cru. Protagonista è l'antica cultivar Caninese, che qui viene declinata in micro-terroir differenti come i rinomati cru Musignano e Capo Terzo. Nel modernissimo frantoio, l'estrazione trasforma l'amaro e il piccante tipici del territorio in note eleganti di carciofo selvatico, erba tagliata e mandorla acerba.
Sotto le stelle tapas d'avanguardia, fuochi contemporanei e la notte nel calice
Quando la sera avvolge i vicoli di Viterbo, la cucina d'autore sceglie le forme dinamiche di LAB Restaurant & Drink, in Piazza Giuseppe Verdi. In un ambiente dal gusto contemporaneo e dal respiro metropolitano, LAB propone una linea culinaria che fonde felicemente l'anima del territorio con le tecniche internazionali. La carta si snoda tra bocconi ad alta concentrazione di gusto, dai bao farciti con maiale locale ai tacos di tonno, fino a primi piatti raffinati come gli gnocchetti al pecorino e menta e cotture alla brace eseguite con padronanza.
La notte viterbese trova il suo epilogo naturale restando al banco di LAB, il cui bar rappresenta una delle realtà più stimolanti della provincia per la cultura della mixology. La carta dei cocktail affianca una curatissima selezione di distillati d'importazione a signature drink costruiti con infusioni artigianali, sciroppi e riduzioni della casa. I bartender guidano l'ospite in un percorso su misura, chiudendo l'itinerario nella Tuscia con un sorso elegante, audace e dal respiro cosmopolita.

































