Oltre lo schermo. Il debutto dal vivo di Chef’s Table

I gastro-fanatici di tutto il mondo possono riporre i telecomandi e vivere dal vivo quella liturgia cinematografica fatta di sottofondo di violoncelli, pianti terapeutici e fumo in slow-motion di Chef’s Table. La serie documentaria più longeva di Netflix, ha deciso che oltre un decennio di voyeurismo gastronomico potesse bastare e il prossimo agosto lo show valicherà la quarta parete per trasformarsi in un festival fisico a Park City nello Utah.
Questa transizione dall'estetica visiva alla dimensione sociale richiama le riflessioni che lo stesso Gelb ci raccontò durante la nostra intervista nel luglio del 2018 a Modena, quando fu ospite del Basque Culinary World Prize per "Transforming Society Through Gastronomy".
Un simposio di rilievo internazionale organizzato dal Basque Culinary Center. In quella sede, il regista analizzò il ruolo del cuoco moderno quale figura cardine della cultura di massa, capace di esercitare un'influenza profonda sulla società proprio in virtù della centralità del cibo nella quotidianità collettiva.
L'appuntamento con il Festival è fissato dal 13 al 16 agosto 2026 a Park City, nello Utah, per una quattro giorni che sposterà l'attenzione dal puro voyeurismo visivo all'esperienza reale della tavola.
L'evento, realizzato in collaborazione con American Express e Resy, si articolerà in cento appuntamenti distribuiti all'interno di trenta ristoranti della cittadina. La manifestazione vedrà la partecipazione di settanta protagonisti della scena culinaria internazionale, molti dei quali già volti noti della serie televisiva e dei suoi vari spin-off.
L’impostazione logistica della rassegna dichiara un'ispirazione esplicitamente italiana, il modello di riferimento è infatti il festival Ein Prosit di Udine e Tarvisio come sottolineato da Justin Connor, presidente di Chef’s Table Projects a Bon Appetit.
L'obiettivo è scardinare i canoni dei grandi raduni gastronomici statunitensi, rinunciando a grandi tendoni affollati, lunghe file per assaggi fugaci e posate di plastica. Si punterà quindi su cene raffinate, laboratori approfonditi e interazioni ravvicinate. Gli chef ospiti prenderanno possesso delle cucine locali, sviluppando concetti culinari pensati esclusivamente per l’occasione.
L'elenco dei partecipanti unisce maestri consacrati e talenti contemporanei: dall'argentino Francis Mallmann alla statunitense Nancy Silverton, passando per Dario Cecchini “il macellaio”, il peruviano Virgilio Martínez e Álvaro Clavijo del ristorante El Chato di Bogotà. A loro si affiancheranno figure come Fariyal Abdullahi (Hav & Mar, New York), Gilberto Cetina (Holbox), la pasticcera cilena Camila Fiol, l'indiano Gaggan Anand, Franco Pepe e Serigne Mbaye, la cui cucina a New Orleans connette la tradizione senegalese al comfort food creolo.
I partecipanti potranno personalizzare il proprio fine settimana attraverso formule di biglietti a livelli differenti. Un servizio di concierge dedicato curerà itinerari su misura che, oltre alle cene, includono attività collaterali come sessioni di foraging, pesca con la mosca, laboratori di macelleria e lezioni di cucina.
David Gelb, ideatore del format televisivo, ha evidenziato come il festival risponda al limite storico della televisione gastronomica: l'impossibilità di far assaggiare allo spettatore le creazioni mostrate in video. Concentrare queste esperienze in un unico luogo permette di superare la barriera dello schermo, offrendo al contempo un'occasione per riflettere sulla complessità e sulla durezza della professione ristorativa attuale. L'evento intende così proporsi come una celebrazione del valore antropologico del convivio, inteso come il gesto primordiale di riunirsi attorno a un focolare per condividere cibo e storie.





